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Dell’Uomo e della Natura

June 13, 2013

Basta dare uno sguardo alla “civiltà” attuale per rendersi conto di quanto questa non avrà lunga vita o, per meglio dire, noi non avremo lunga vita in essa. Tutti i valori fondanti le rigogliose società Europee sono ormai un lontano ricordo a causa del degrado sociale imposto dalla tossica marea mediatica controllata dalla società ebraica, associata al controllo governativo che questa stessa ha ottenuto nell’ultimo secolo. Quello che originariamente era identificabile come lo Scopo primario della nostra Esistenza è stato sostituito da falsi idoli, da piccoli e momentanei comfort che adesso appaiono come necessari ed indispensabili nel trascorrere della nostra vita.

 

Quelli che tra noi riescono a vedere questo degrado hanno il dovere di preservare la vita nella sua originaria bellezza, ed essendo l’uomo una creatura mortale l’unica via per perseguire questo scopo è la salvaguardia del nostro futuro, il cui volto è quello dei nostri figli. Loro sono i primi a necessitare di una nostra presa di posizione poiché sono i più deboli. La mente di un bambino è come una piccola pianta, il cui legno verde è estremamente suscettibile alle modificazioni conformazionali, ed una volta che la pianta è cresciuta storta sarà impossibile raddrizzarla. Le aberrazioni culturali portano non soltanto al mero imbastardimento della nostra stessa etnia, ma mirano a rendere i nostri figli un bersaglio facile di violenze e soprusi provenienti da qualsivoglia origine.

Dobbiamo guardarci alle spalle per capire quello che siamo. Il genere umano è in continuo divenire e per sua natura può essere identificato come un iter evolutivo. Questa deduzione nasce dalla semplice analisi in piccolo della vita in se. La vita è un percorso che ha senso solo quando si ha chiara la sua origine (l’identificazione di un nucleo d’origine, nello specifico quello familiare) e la sua destinazione (la consapevolezza della morte che viene controbilanciata dall’atavico richiamo alla procreazione). Traslocando questa visione all’esistenza dell’uomo Europeo attuale non possiamo che sentirci in colpa per quanto lontani siano ormai i concetti elementari che i nostri padri, ed i padri dei nostri padri ci hanno tramandato. Ne è una riprova il fatto che dal 2000 al 2005 l’Asia ha riportato un tasso di crescita demografica di 237,771 milioni, l’Africa di 92,293 milioni, l’America Latina di 38,052 milioni, il Nord America di 16,241 milioni, l’Oceania di 1,955 milioni, mentre l’Europa è l’unica ad avere un tasso di crescita demografico in negativo (-3,264 milioni), e questo numero è comprensivo dei non-Europei con cittadinanza Europea. Riflettendo su questi numeri utilizzando come riferimento il principio base del metodo scientifico moderno, ovvero la Novacula Occami (meglio nota come Rasoio di Occam: «A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire») è plausibile dedurre semplicemente che una parte degli Europei ha perso l’istinto della procreazione. Su questo si può speculare all’infinito, ma di base è certo che qualche evento ha scaturito questa discesa della procreazione nella scala dei valori. In natura è noto come le variazioni nell’habitat naturale di una specie possano influire sul relativo comportamento sociale, e tali modifiche arrivano fino alla soppressione o all’assopimento della natura procreativa che giace all’interno di ogni creatura. Introdurre nuove specie o sottospecie si è spesso dimostrato dannoso tanto quanto la distruzione dell’habitat naturale in se.

Volendo addentrarci ancora meglio in quest’ottica bisogna ricordare che la razza Umana è di per se una razza “sociale”, in quanto è nella natura di ogni uomo aggregarsi in gruppi, ed all’interno di questi sovente emergono gli elementi più “meritevoli” il cui ruolo all’interno del “branco” sarà soverchiante. Questa presa di potere solitamente avviene per la legge del più forte, dove ognuno ha il diritto di sfidare il depositario della carica per poter a sua volta divenire il punto di riferimento primario. La prima delle prerogative per essere un Leader è quella di preservare il proprio branco, essere il primo a scendere in battaglia e l’ultimo a ritirarsi. Essere un Leader comporta delle Responsabilità, termine che ormai ha perso il suo significato. O meglio, viene dato a questo un valore “filosofico”, e comunemente un concetto etichettato come tale può non essere preso in considerazione nel pragmatismo della vita quotidiana. Cito: Il termine responsabilità deriva dal latino respònsus, participio passato del verbo respòndere, rispondere cioè, in un significato filosofico generale, impegnarsi a rispondere, a qualcuno o a se stessi, delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano. “Rispondere delle proprie azioni a qualcuno o a se stessi”, ed allo stato attuale è chiaro come questo “qualcuno” sia autonomamente scelto da coloro che rappresentano le nostre comunità, indipendentemente dal numero e dall’entità dei questuanti. Spesso mi capita di dire “le cose non sono mai soltanto in un modo”, e sono sicuro che questo sia uno dei casi. Non si può dire che questi Leader non prendano a cuore il loro branco, ma è chiaro che come questi abbiano dei preferiti, dei pupilli, dei soggetti da difendere e preservare SOPRA tutti gli altri. La scelta di questi individui non viene fatta in maniera autonoma, ma viene imposta dalle condizioni ambientali. In questo scenario vediamo dunque come l’introduzione o rimozione viziosa di uno o più elementi possa stravolgere la società in questione, facendo perdere l’orientamento comunitario e costringendo gli individui ad adattarsi alle nuove condizioni imposte, e per quanto questi adattamenti possano essere migliaia in quanto risultato della immensa diversità interpersonale negli individui di uno stesso gruppo/etnia, saranno sicuramente di altra natura in gruppo in cui ci sarà un ente, fisico o meno, adibito a creare pensieri e mode, a sviluppare identità ed a creare modelli. I soggetti verranno in questo caso indottrinati e seguiranno pedissequamente le orme tracciate per loro da qualcun altro. Ovviamente ci saranno anche qui molti sentieri, ma quelli calcati da più orme sembreranno meno irti di pericoli, questo grazie all’innata fiducia che un uomo può avere nel suo simile, concetto questo che vede il suo risvolto nel naturale senso di sfiducia che un uomo prova nei confronti di un dissimile. Sono entrambi percorsi naturali ma, se anche qui viene disegnato viziosamente da entità aliene un sentiero, questo verrà percorso da migliaia di uomini che si daranno forza e voce l’un l’altro nell’affermare la sacralità della scelta che hanno preso. Per comprendere come realmente vada evolvendosi una realtà sociale è indispensabile guardarsi alle spalle per trovare conforto e forza in quelli che prima di noi hanno sentito e provato un forte legame con la loro natura originaria, con il loro istinto. Ed è proprio l’istinto il primo a perire sotto il feroce lavaggio del cervello che subiscono quotidianamente migliaia di Europei di qualsiasi età, e la sua scomparsa silenziosa lascia spazio alle alterità che hanno imposto il loro percorso sociale, le quali continueranno strenuamente a fortificare questo sentiero. Lo marcheranno in profondità, lo batteranno e lo illumineranno così che siano sempre più quelli invogliati a percorrerlo finché basterà semplicemente far credere alla comunità di essere “libera” di scegliere, ma sappiamo che la grande maggioranza è portata a scegliere la comodità, l’idea di sicurezza e di benessere inconsistenti, di vita eterna ed eterna giovinezza, di miracoli tecnologici e scenografici. Ed in quel contesto ogni altro sentiero potrà essere spazzato via, potranno esserne cancellate le tracce senza che coloro che se ne curino possano rivendicarlo, ma malgrado ciò ci saranno sempre dei fieri Europei che si rifiuteranno di tenere una condotta scaturita da un processo esistenziale dettato astiosamente da queste entità estere ed esterofile. E’ in questi Europei che vive ancora il fuoco che ardeva dentro i nostri padri, fuoco che li rende di diritto sia figli che padri della nostra eterna Europa.

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